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lunedì 2 febbraio 2009

CARLA ZANCANARO, POETESSA DEL DISSENSO


CAMMINAMI SUL CUORE



Camminami sul cuore

dissacra ogni centesimo di pelle

immergiti nella conchiglia ombrosa dei miei seni.
S'accende fra mille labirinti la tua bocca

s'accascia umida carezza

sull'ampio respiro del bacino.
Rigonfio di mirra è il tuo sacchetto

non finirà la notte se fra le cosce scalpita la voglia

profila l'ombra il dardo che trafigge.
Ti prego, vieni,è così dolce e torbida la carne,

a grappoli esploderà la stella prima che il gallo canti.

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LE RAGAZZE DI GAUGUIN
Sono fiori di carne le ragazze di Gauguin.
Hanno negli occhi del cormorano i voli,
respiro di mandorle tostate, sulla pelle,
sotto la gonnellina edemiche mappe di tesori.
Brivido si fa la notte nell'ukulele canto,
s'aprono, succose al morso,
natiche, movenze antiche disvelano l'ambìto accesso.
Le mani
svolio di foglie inargentate
accarezzano turgidi gonfiori
e li possiedono al ritmo più incalzante,
labbra che già si schiudono
nel pregustare del seme
la prelibata essenza.
Sono fiori di carne le ragazze di Gauguin.
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DISTESO SUL MIO CORPO


Chiara e serena notte.
Disteso sul mio corpo
divagavi su Walt
il caro vecchio Walt Whitman.
Giocavano le tue mani
sul pube risvegliato
un canto salmodiava il mio bacino,
scovava paradisi fra le cosce
e la tua lingua schiudeva ostia consacrata,
piccole labbra e mappe di orifizi sconosciuti.
Mi possedevi
e la sua ombra cosmica e pagana
calcava la tua orma,
immensi mari e varchi invalicabili
esplodevano nel dionisiaco fulgore della carne.
Di te mi resta quel desiderio
rauco e muto,
brivido di luna
sul corpo dissacrato,
di lui, l'urlo,
il mito depredato
l'anima,
nelle ingiallite pagine
sopra il mio comodino.

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A V. M.
Ti ho rinchiuso
nell'enclave del sogno
qui vivi immenso ,eterno.
E mi ritornano i tuoi occhi
torbidi laghi
tracimano sul corpo abbandonato.
Poi la tua bocca,
le labbra
la saliva umida e carnale
spargeva linfa di tabacco e miele
sulla profanità della mia pelle.
Più non geme, orfana di baci,
la carne, nè mi sazia la solitudine dei sensi,
sacrilego il tuo sesso
sopra il divino altare.
Quando la notte inghiottirà la rosa
sarà di marmo la mia voce
un'ombra cavalcherà la luce
non è così lontana Samarcanda.

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UN AMORE (divinizzato corpo risplende al corpo del carnale cero)

"Non senti l'allodola cantare?"

La notte non aveva più favole da raccontarmi

sul letto sfatto..si era consumato il tempo.
La sua voce sul mio respiro,

la mia gonna, il suo maglione,le mie calze,

i suoi jeans danzavano sulla moquette,si allacciavano,

si strusciavano pregni dei nostri umori, giacevano.
Poi le sue parole:

"Che la tua mano mi accarezzi mentre tutta ti bacio.

Inchioderò l'istante che fa saltare il cuore in gola,

indugerò sulla sacralità del ventre e resterò nell'arnia delle cosce

assaporando speziato il tuo miele...."



CARLA ZANCANARO


Carla Zancanaro, di Mestre, è una delle poetesse che più mi convincono nel panorama letterario

contemporaneo. So che ultimamente le sue poesie sono state oggetto di critica negativa per le tematiche affrontate inerenti all'erotismo. Per questo motivo tengo in modo particolare a rendere visibili queste meravigliose liriche da lei scritte. Trovo stupido e insensato il giudizio

che le viene rivolto in maniera del tutto gratuita: Carla ha una penna sicura, viva, forte ed immediata. Fa parte dei poeti inquieti che io amo moltissimo, ha sempre dimostrato estrema sensibilità ed è pittrice delle sue opere,lei le colora, le muove con la punta della penna, come in danze sensuali ed armoniose.

Il dire in maniera esplicita il racconto amoroso, tradurre le emozioni, non significa cadere nello scurrile. Non voglio dilungarmi perchè ritengo di basso livello intellettivo coloro che si permettono di obiettare su tanta meraviglia espressiva. Quel che più mi preme è far sentire la sua voce perchè lo merita e ....se i fiori del male potessero parlare direbbero che le poesie di Carla Zancanaro profumano di buono, di vita, di amore.


SILVIA DENTI

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