Tirare la polvere con avido desiderio
da un liscio supporto
specchio
sentirne immediato l'effetto
e con esso volare in spazi
esenti da limiti e paure
osare
oltre ogni proprio senso
forzando le porte della sorte
lasciandosi dietro le ceneri del tempo.
E se in quelle ceneri umani esseri vaporizzano
la loro vita,
un'altro destino
non conta.
Essere in vantaggio su quello a destra,
arrivare un istante prima di quello a sinistra
sparare le cazzate più roboanti e se serve,
tirare con le narici d'argento
altro candido nutrimento.
Conta,
conta pure i numeri del tuo cervello,
li vedrai decrescere
fino al momento in cui,
le tue narici d'argento tireranno
la terra,
che inesorabile,
ti ricoprirà le ossa.
Fuori,
altri,
calpesteranno comunque,
la tua memoria.
R.I.P.
come tutti,
commendator narici d'argento.
Maurizio Clicech
Premetto che l'universalità poetica non si comunica facilmente, ma la si raggiunge comunicando veramente, con immagini, forme e con un terreno storico reale, vivo. Con questo scritto Maurizio Clicech rompe gli argini convenzionali e va oltre, riesce, con eleganza e parole nuove, nessuna indecisione, ma sicurezza, e scrive, ben oltre il senso etico, una saggia sentenza per gli illuminati "impolverati". La classe non è acqua, un plauso al Nostro grande inquieto Maurizio!
RispondiEliminaDivinafollia