La Fine. Sento il mio essere,
lontano, perduto forse,
nel “ non ho nulla da dire “,
ormai,
come in ogni mia ora,
posso solo subire,
volontà aliene ai miei giorni,
varcare le tenebrose soglie,
dei miei quotidiani inferi,
interferendo coi passi lenti,
che forzo per evitare
la corrente di tragici secondi,
uno sull'altro a seguire,
nel regolare scorrere del tempo.
Controcorrente,
movimento rattrappante,
cronografo dalle troppe complicazioni,
inceppo pensieri in ruote dentate,
scappamenti di sapere.
Altrove,
pensieri di neve alterati decidono,
in forse la logica,
lasciata saggezza nei polverosi scaffali,
di abbandonati scritti
di polvere e fatica avvinti.
Non ho più nulla da dire,
come in ogni mia quotidiana tenebra,
non posso far altro che subire.
Lampi di stelle,
il previsto futuro lasciare,
nei viandanti crocicchi senza luna,
le mie strade,
tutte le mie strade inesorabilmente incrociarsi,
all'infinito desco,
dell'economica supponenza.
Non sapendo,
che gli orchi adorano,
una cravatta di seta.
lontano, perduto forse,
nel “ non ho nulla da dire “,
ormai,
come in ogni mia ora,
posso solo subire,
volontà aliene ai miei giorni,
varcare le tenebrose soglie,
dei miei quotidiani inferi,
interferendo coi passi lenti,
che forzo per evitare
la corrente di tragici secondi,
uno sull'altro a seguire,
nel regolare scorrere del tempo.
Controcorrente,
movimento rattrappante,
cronografo dalle troppe complicazioni,
inceppo pensieri in ruote dentate,
scappamenti di sapere.
Altrove,
pensieri di neve alterati decidono,
in forse la logica,
lasciata saggezza nei polverosi scaffali,
di abbandonati scritti
di polvere e fatica avvinti.
Non ho più nulla da dire,
come in ogni mia quotidiana tenebra,
non posso far altro che subire.
Lampi di stelle,
il previsto futuro lasciare,
nei viandanti crocicchi senza luna,
le mie strade,
tutte le mie strade inesorabilmente incrociarsi,
all'infinito desco,
dell'economica supponenza.
Non sapendo,
che gli orchi adorano,
una cravatta di seta.
Maurizio Clicech
