Tutti i contenuti pubblicati sono di proprietà esclusiva degli autori.
-TUTTI I DIRITTI RISERVATIALL RIGHTS RESERVED TOUS LES DROITS RESERVES -

I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica,di riproduzione e di adattamento anche parziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi .


Per una corretta fruizione bisogna abilitare i popup per blogspot.

giovedì 18 dicembre 2008

VERSO LA REALTA' CON UN PERCORSO DI AVVICINAMENTO

La realtà, quasi un manifesto.


Vedo ancora il signor Mario,
90 anni festeggiati all'ospizio,
ricordare grave il suo presente di esule,
straniero in Patria,
la gioventù lasciata in una terra che adesso chiamiamo “estero”,
la testa greve sorretta da un'ossuta mano,
tale da predire l'imminenza della fine.
Vedo ancora le tremende piaghe da decupito,
venir pulite, putrescenti, da due infermieri distratti,
sulla schiena di una donna ridotta a mummia vivente,
dagli anni e da un male devastante,
in passato insegnante di letteratura,
faceva lezioni di stile a generazioni di liceali assenti.
Vedo ancora la fatica di mastro Angelo,
una vita sulle assi delle impalcature,
per alzarsi dalla sedia a rotelle,
anche solo per un saluto riverente,
dopo aver provato del salto l'ebbrezza
concludersi su di un gelido solaio,
dieci metri più in basso.
Vedo ancora l'opel senator piegata su di un platano,
quasi abbracciarne il fusto,
con dentro il suo tragico ripieno di morte adolescente.
Ricordo ancora le mie conversazioni,
col dotto professore,
morto lucido in un ospizio rigidamente kosher,
implorare di nascosto birra e salsicce
girando gli occhi al nome del rabbino,
in una eloquente pantomina del biblico
giramento.


L'odore della fatica che spesso è necessaria,
che offusca la mente e appanna i sensi,
glorificata solo se sportiva,
additata a male assoluto da chi ne gode i tristi frutti
coperta da glorie publicizzanti profumi e belletti,
uomini pelosi come orsi,
alfine depilarsi come in muliebre farsa.
Vedo i ciechi erigersi a giudici di bellezza,
i sordi commentar musicali amplessi,
e chiunque può, metterci ovunque pezzetta.
Iniqua presuzione di perfetta modernità.
Ma il moderno altro non è che un ulteriore,
oggetto
di ragionamento.


A nulla allora è valsa la lezione,
dei giovani finiti con una siringa
ancora in vena
sulle panchine di un brumoso parco
nel dicembre milanese,
fotografati come oggetti alla fiera
da un fotografo di nera,
a nulla è servito parlare e riparlare
di guerre, pacifismo, libertà e interventismo,
aborrendo del riflusso il nefasto influsso.


La fine della cultura nel sociale
inclemente grava,
la morte per disgusto alla reltà
sta come la rava con la fava.


E vedere in chi dovrà succederci,
tanta presunzione da distorcer l'orizzonti,
alla ricerca di un qualcosa che già
purtroppo,
d'altri è stato svelato,
pesa come pugnale
girato
nella ferita aperta.


La poesia non può essere moderna,
può appartenere al suo tempo e da lì divenir eterna,
le emozioni devono andare all'altro,
non per chiudere le porte
ma per comunicare il sentir d'altre sponde
lo stile non è vincolo, ma ne è funzione,
al sentir , all'argomento e al pathos,
non certo al critico e al suo volere,
casomai
è meglio, solo, far rumore
per disturbare il dorato riposo
che del sapere è tomba, in collina.


Il dovere è riportare
cultura al giusto posto,
troppi buoni amici hanno potuto
troppi buoni auspici hanno raccomandato.


Il tempo non è amico
e scorre costante
quel che ci rimane
non è certo


muoversi
e di corsa
l'unico intento.



Maurizio Clicech

DALLA NOSTRA CARA ROSS

ARTE
Arte..quanti significati racchiude questo termine…
È sempre riduttivo parlarne anche per me
che con le parole ci lavoro ,perché in virtù della sua stessa grandezza, tende a sfuggire a qualsiasi definizione e a qualsiasi tentativo di etichettarla.
L’arte per me è ciò che ci permette di liberarci dai vincoli materiali che la condizione umana ci impone per innalzare il nostro spirito verso Dio.
Come direbbe un greco antico , gli dei hanno voluto in qualche modo consolarci dagli affanni dell’esistenza, regalandoci questo dono. Il dono dell’espressione artistica.
Noi miseri esseri di fango ci siamo ritrovati in questo mondo cattivo ,costretti a sottostare alle leggi inesorabili della fame , del tempo, della malattia,della disperazione , a combattere contro i dolori della vita .
Arte è quella sensazione di estatica meraviglia e abbandono che proviamo quando ci riscopriamo ad inseguire furtivi con lo sguardo batuffoli di nuvole che si susseguono sospese nel miracolo dell’atmosfera, come se non avessimo mai visto prima quell’azzurro…
e Pasolini questo lo sapeva bene..
L’arte per me è il miracolo della musica e della danza,veicoli straordinari di sensazioni ed emozioni che il nostro articolare umano non riuscirà mai completamente a raccontarci.
Il sentirmi parte e frammento di una storia lontana ma vicinissima nel cuore delle danze
bellissime della mia terra ,in quelle movenze e nei gesti antichi , in quelle braccia levate ,che sembrano voler esprimere il sogno atavico dell’uomo di spiccare il volo librandosi nella musica dalla terra verso il cielo .
Sono le dita di Andrea che scorrono sul pianoforte,
insegnandomi che la vera arte
è la purezza fatta di nobile ignoranza di chi comprende tutto pur non sapendo niente, che esiste un modo per essere liberi perfino dalla schiavitù di se stessi.
Ogni nota mi racconta qualcosa e mi parla di regioni sconfinate dell’animo umano ancora inesplorate.
L’arte lasciava la sua eredità negli occhi tristi di Roberto,
che non poteva più muoversi ma accarezzava dolcemente la sua chitarra con lo sguardo e il suo sorriso mi chiedeva di non dimenticare.
Se tu fossi ancora qui e potessi ancora parlarti ti direi ,amore mio,
che niente morirà di tutto ciò che amavi ..perchè ogni volta che prendo una matita in mano ,ogni volta che ascolto musica e anche adesso mentre sto scrivendo e le note di un valzer di Tchaikovsky riecheggiano nell’aria scuotendo l’anima di ogni cosa, tu sei qui con me e dentro di me .

Quella che io vorrei chiamare arte è la parte più vera di noi stessi ,la più pura. Lasciateci il diritto di poter continuare ad alimentare i nostri sogni
anche quelli impossibili
perché io credo che le parti più belle dell’uomo siano le ali.
Cosa ne sarebbe stato di Shakespeare senza il vaneggiare meraviglioso e folle del suo Amleto?
Non offendetela mai con il vostro sterile pontificare.
Non appiattitela con le vostre banali semplificazioni,cantiamo la bellezza inesauribile di ciò che sta per scomparire e che vogliono toglierci con prepotenza,
non serve imbrogliare , non è necessario competere , basta mettersi nella condizione di ascoltare e un’onda immensa travolgerà il vostro spirito.
Impariamo a difenderla..a promuoverla…è un valore importante,
un bene inestimabile che ci accomuna e ci lega tutti rendendoci parte di uno stesso
sconfinato oceano.
Rossella C.

martedì 16 dicembre 2008

DIAMOCI UN PERCORSO

Divinafollia ha indicato una serie di spunti da cui dar vita ad un Cenacolo di Autori, accomunati da un comune sentire e dalla stessa voglia di gridare.

OGNUNO COL PROPRIO STILE E LA PROPRIA SENSIBILITA'

Questo perché riteniamo che le differenze che ci caratterizzano siano un enorme tesoro da investire nella comune causa, volta all'intento di smuovere la Poesia dal recesso in cui la società "deculturizzante" in cui ci troviamo l'ha relegata.
Il percorso mediatico, dapprima subdolo ora quasi palese, non privo di guide e mentori, veicolo della spazzatura agglutinante da cui siamo stati sommersi, prodotto di una massimizzazione concretizzatasi nell'uso improvvido dell'arte, proprio dei mecanismi di asservimento a logiche di mercato, deve venir interrotto.
Questo può avvenire unicamente attraverso il ritorno alla realtà socio culturale, un ritorno alle origini, alla ricerca di un'umiltà perduta, fonte prima di verità.

PRESENTARE ONESTAMENTE TUTTI GLI ASPETTI DELLA REALTA'

Perchè la vetrina mediatica che ci impone il paradigma del sempre giovani sempre belli sempre ricchi, cercando la confutazione commerciale della realtà umana, produce una reltà virtuale assolutamente snaturante l'essenza umana.
La spinta a nascondere le umane miserie, crea negli animi una percezione distorta della realtà,
rendendo i meno attenti soggetti passivi di un sistema che riconosce solo la regola dell'avere e quindi dell'apparire.

ESSERE NON SEMBRARE

Qualsiasi forma stilistica e letteraria sarà la benvenuta, purchè vengano evitati gi esercizi di stile, ottimi per l'accademia ma spesso vuoti di costrutto, che tra l'altro tendono ad omogeneizzare la poetica di più autori appiattendone l'opera. Un'omogeneizzazione che rappresenta così i prodromi di un'omologazione, e con essa l'inizio della fine dell'autonomia creativa dell'Autore.

PREDILIGERE I CONTENUTI ALLA FORMA

purchè venga evitata l'invettiva gratuita, la polemica sterile, la partigianeria e se possibile la politica, fonte solo dei precedenti commi. Blasfemità e volgarità gratuite, proprie dello slang degenerativo del linguaggio, andranno pure evitate.

Sarà il Cenacolo degli Autori, formato dai fondatori del gruppo ad approvare associazioni di intenti e di opere con giudizio insindacabile.

Buon cammino.

Maurizio

lunedì 15 dicembre 2008

ECCOVI IL LINK, L'IMMAGINE, SIA VOSTRA!


Esser seri non è mai stato facile. Per nessuno. Però credere davvero in qualcosa significa serietà,senza ombra di sfaccettature. L’analisi mi viene da alcune esperienze di vita, per quanto sbagliate  e inutili, alcune deludenti, ma sentite fortemente.

L’amore per una persona, sia di natura sanguinea o passionale, il bene per un amico o semplicemente per il prossimo… Su queste cose non ho mai scherzato.  Eppure mi guardo attorno e vedo facili affetti, di natura interessata , come nel mercato, dare per avere.  Quanta tristezza. Ragazzini che preparano doni ai compagni di classe solo perché sanno che avranno in cambio altri doni. E se lo fanno da ragazzini, continueranno a farlo da adulti. Sono questi i nuovi mostri?  Sono coloro che portano i genitori a terminare la loro vita nei cronicari, quelli che assumono le badanti per lavarsene le mani, quelli che non rinunciano all’uscita del sabato sera pur avendo un padre o una madre in fin di vita.

Ma chi sono queste persone? Possono dirsi persone? L’immagine è tutto, il cappottino firmato, il locale alla moda da frequentare e poi quel vuoto assoluto che a me, sinceramente, ha sempre fatto molta paura.

Ho avuto paura per notti, giorni, minuti interminabili quando ho subito il distacco da chi amavo, ho saldato nel cuore e nella pancia lo sguardo del saluto, tenendolo forte come un arrivederci e ho cercato strade di papaveri per sentirmi abbracciata dall’amore.  Ho sempre tenuto tra le dita carezze per i cosiddetti animali sapendo che la loro poesia sta nell’amare veramente e senza riserve. Ho odiato quei bambini presuntuosi che mi giravano per casa convinti che possedere il gioco più costoso fosse  la cosa più importante.  A volte mi sono sentita sopraffatta, ma non ho mai ceduto.

A mia figlia insegno che non è così. Per fortuna la natura l’ha dotata di sensibile testa, ma se così non fosse stato, l’avrei cocciutamente corretta.

Un probabile Dio ha creato l’universo. Noi siamo dei piccoli creatori di noi stessi e delle nostre anime, così come delle nostre vite. Certo, non tutti nasciamo con la strada spianata, ma non è importante.

L’invidia mi sfiora soltanto quando qualcuno nasce con tutto quello di cui ha bisogno, ma non lo vede e non si accontenta, non ringrazia.  Se avessi il tempo che voglio, quello che io chiamo “mai avuto”, mi sfinirei  a furia di lottare per quei valori che vengono trascinati appena, ma mai innalzati, mai più rispettati. Ma di tempo non ne ho molto, sono costretta a sopportare ore di vuoto perché nel sistema , purtroppo, sono conglobata anche io. Soffro. Poi torno negli anfratti del mio immenso credere e creo.

Senza pretese né arroganza, nemmeno ambizione. Quello che dono è frutto del mio essere e sono felice di dimenticarmene appena l’ho fatto.

Negli occhi mi sono rimasti mio padre e mia madre, con la schiena e il cuore rotto dalla fatica, ma non ho perso il loro sorriso, mai. Non ho mai scritto tante poesie come quando passavo le notti al capezzale di papà.  Lui moriva, io creavo per reazione, ricreavo la sua vita, la sua onestà, come volessi togliergli la tortura del non essere, il dolore, da strappargli via con migliaia di baci e carezze che sono sicura  percepiva, le mie battute stupide per farlo ridere e rendere la morte un povero jolly insulso e cretino che non avrebbe avuto comunque il suo meraviglioso cuore, pulito e pieno di amore.

Dormo spesso in posizione fetale, lo so, perché mamma mi manca troppo e nel sonno ritrovo il suo ventre buono, lei abbraccia il mio universo che è il suo, fatto di ciclamini e l’odore inconfondibile di quel bene che conosciamo solo io e lei.

Creo libri e scritti anche per la sua sofferenza, la canto in ogni dove e non c’è giorno che non le dedichi una rosa ideale, so che la respira.

Ecco perché la poesia non può subire schemi né confronti, ecco perché vanno banditi coloro che sfruttano parole e citazioni senza conoscerne il senso. Mia madre mi ha regalato mani di poesia, mani che non si esauriscono mai.  E da queste mani corrono le dita a trovare parole giuste, senza pretese, ma fatte di anima purissima, anche di sbagli, ma certo!, ma vere.

Così litigherò sempre con chi gioca con l’arte e ne fa commercio, con chi si erge a poeta quando nemmeno ne conosce il significato. Non  si gioca con il fiato delle parole, il fiato non va sprecato, i termini devono uscire dagli occhi e passare dalla pancia, dalle labbra appena schiuse come baci che vanno a regalare l’emozione, appunto, che si chiama poesia.

Divinafollia

ARTXENIA, IL MANIFESTO DEL DISSENSO


Eccoci qui, in una nuova camminata, in una veste che esula dalla pacatezza e dalla parola delicata. Qui, a gridare la nostra ragione per una causa immensa, la Poesia, madre dell'arte, della musica, della pittuta, della recitazione, di tutto il mondo creativo. Sì, perchè hanno fatto fuori l'utopia, il nostro amor proprio, la dignità d'essere persone, esseri pensanti, con dei sentimenti e delle emozioni. Ma noi non ci stiamo. Non subiremo ancora. Ormai da troppo tempo gli scritti dell'anima sono stati lasciati chiusi in cassetti impolverati, bloccati da ingranaggi arrugginiti e saldati nell'indifferenza... E' ora di dire basta. Svegliamoci e non lasciamoci intimidire da chi si riempie la bocca di frasi fatte o comunque non sue, da chi gira per le pagine delle testate, cartacee e virtuali, gonfiandosi di arie e di cultura che non gli appartiene. Portiamo avanti l'umiltà, la vera ragione dell'esistere, del dire, dell'esprimere!!!

Invito tutti quanti la pensano in questo modo a dare un contributo proprio qui, scrivendo il proprio pensiero in merito, proponendo soluzioni, modalità e tutto quanto potrà fare da "terremoto" per risollevare davvero madre Poesia.

Salviamo il nostro estro, liberiamolo dal veleno degli pseudopoeti, di coloro che vivono di una falsa gloria, dei bravi oratori che poi razzolano malissimo,dagli approfittatori, da chi si prende la libertà di giudicare impropriamente.... Insomma....questo è solo l'inizio.

Ho creato, insieme a un amico, il sito POESIABLU, che sta crescendo con tante meraviglie, credetemi, sudate (ma profondamente volute) e lo difenderò all'infinito, come difenderò il mio blog, sempre su queste pagine, LA POESIA DIVINA. Oggi propongo uno spazio dedicato esclusivamente al dissenso, da qui il nome ARTXENIA (derivante da un mio libro scritto negli anni '90 con Marco Forteguerri, allora già molto vicino alla ribellione, alla voglia di gridare contro il potere della commercializzazione artistica), che capita a fagiolo per lo scopo.

Cito soltanto Machiavelli: "Il fine giustifica i mezzi". Sempre nel rispetto delle persone e nella dedizione all'arte.

Si parte, salpiamo!


Divinafollia